maggio 13, 2012

L'uomo e il Paradosso del "3" - Il 3° Millennio, la 3a Repubblica, il 3.0


Domenica del 6/5/12: l'illustrazione del pezzo è di Franco Matticchio
Non più tardi di una settimana fa, su Domenica (inserto settimanale all'interno de Il Sole 24 Ore e che, personalmente, trovo fenomenale: da solo, vale il prezzo dell'intero quotidiano domenicale) leggevo l'apertura: una sensazionale dissertazione dal titolo Lasciatemi fare l'eremita.
Al suo interno, Ermanno Cavazzoni si lasciava andare ad una profonda e quantomai veritiera riflessione: ci rendiamo conto, in quest'epoca, di come non sia possibile, per nessuna ragione, poterci allontanare dagli altri e dal mondo per ricercare noi stessi e la nostra libertà? Nell'era dell'elettronica e di Internet, è praticamente impossibile lasciarci andare a una riflessione continua e costante sulla vita e le relative esistenze, come facevano una volta gli eremiti. E questo già dalla nascita - l'anagrafe ci scheda con il nostro codice fiscale. In un passo dell'articolo, a mio avviso, l'autore è stato spettacolare... quando ha immaginato, per assurdo, di riuscire a fuggire da tutto e da tutti:

« Ma supponiamo che riesca a scappare da tutto (...). A questo punto dove va a fare l'eremita? Dove si sistema? Può andare su terreni demaniali, come i greti dei fiumi, montagne (...) ma arriverebbe una guardia a denunciarlo per campeggio abusivo. (...) Una capanna? Abuso edilizio. Ha le fognature? Le altezze? L'indice di risparmio energetico? Il garage? E i rifiuti? L'eremita fa la raccolta differenziata? (...) Un eremita non vorrebbe appartenere a nessuno Stato. A quanto mi risulta tutte le terre sono state divise, anche l'Antartide; e c'è il progetto di dividere in lotti la Luna».

Ineccepibile. Trovo che il concetto non faccia una grinza e che il bravissimo Cavazzoni abbia centrato perfettamente il punto: il paradosso dell'uomo moderno è che non può più scappare dalla realtà che egli stesso ha prima progettato e poi realizzato. Sembrava impossibile, eppure... ci siamo arrivati. Ma l'autore è stato talmente perfetto, nella sua analisi, da spingersi ancora oltre:

« Unica possibilità: il mare aperto, acque internazionali; per far l'eremita al giorno d'oggi bisogna avere una barchetta e non toccare mai terra (...) si rischia lo scorbuto; si rischia di essere scambiati per barchini pirati (...) Ci sono le tempeste, in pieno Oceano sono furiose; ma finora il vento non è sotto brevetto, né è considerato bene demaniale ».

Impossibile, per me, non tornare con la mente al concetto di un altro grande filosofo dal pensiero (e dalla penna) fertile: Alessandro Baricco che, al suo Novecento, fa pronunciare esattamente la stessa cosa, già nel remoto (all'epoca in cui è ambientato il monologo) 1937:

Da: La Leggenda del Pianista sull'Oceano (Italia/USA, 1998)
Regia: Giuseppe Tornatore
Interpreti e personaggi: Tim RothDanny Boodman T.D. Lemon Novecento
Pruitt Taylor Vince - Max Tooney
« La Terra... è una nave troppo grande, per me. E' una donna troppo bella. E' un viaggio troppo lungo. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno ».

Baricco pubblica il suo monologo nel 1994: siamo agli albori di Internet. Ma le premesse per il paradosso descritto oggi da Cavazzoni ci sono già tutte. Novecento è un nichilista puro, sa bene che la sua valenza, fra tutte le creature della Terra, è quella del 2 di coppe quando la briscola esce denari. Dinnanzi a Dio, egli si sente piccolo e tale vuole restare. "Io non esisto nemmeno", dice. E così facendo, rimandanda immediatamente ad un altro grande scrittore e filosofo, Eugenio Montale che, addirittura settanta anni prima, afferma:

"Codesto solo oggi possiamo dirti / Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" [Estratto da "Non chiederci la parola" - dalla raccolta "Ossi di Seppia", 1923]

Eccolo il paradosso del "3":  il valore divino per eccellenza che l'uomo declassa a numeretto qualsiasi. Novecento che esiste proprio perché "non essere", perché "non vuole" perché "non vede la fine". E l'uomo del terzo millennio, della terza repubblica, dell'internet 3.0, l'uomo che ha progettato la propria esistenza al secondo, realizzando il sogno di poter condividere tutto in tempo reale (persino un'emozione intima: follia!) adesso... non può più tornare indietro, schiavizzato dalla tecnologia. La vendetta di Hegel e della sua teoria del servo-padrone s'è definitivamente compiuta.